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1780 ca.
Gilet in velluto di seta bordeau e gallone dorato,
dosso e fodera in tela di lino, 12 bottoni a boule
sul mezzo davanti e tre su ciascuna patta. Questo
indumento si chiamò gilet quando, sotto il regno di
Luigi XVI alle vestes o giacche sparirono le
maniche. I gilets degli uomini eleganti si
ricoprirono quindi di ricami ed ammirevole fu
l’ingegnosità e il talento delle ricamatrici
nell’ornarli. Nel tempo si semplificarono e le loro
forme si adeguarono alle mode dell’epoca. Furono
semplici, incrociati, a scialle, con due e talvolta
quattro taschini. Per i gilet degli uomini eleganti
si utilizzarono tessuti pregiati, sete damascate o
semplici flanelle a fondo unico mentre per i
servitori erano di rigore i tessuti rigati. Anche le
donne, a più riprese e sin dai tempi di Luigi XVI,
indossarono dei gilets adattati ai corpini aperti
sul davanti. Il costume maschile dell’epoca di Luigi
XVI non presenta differenze sostanziali rispetto a
quello del regno precedente, e i gilet ora privi di
maniche sono totalmente visibili sotto l’”habit à la
française”. Questo esemplare trova infatti un
preciso riscontro in un gilet detto all’”inglese”del
1740 e pubblicato nel catalogo “La mode en France
1715-1815” a pag. 33. Altro riferimento si trova
sulla “Moda maschile dal 1600 al 1990 – Eventi
uomo” – di Cristina Giorgetti, Franco Cantini
Editore , pp.25 - 26. |

1780 ca.
Gilet Luigi XVI in tessuto di seta fondo raso
damascato. La tela della doppiatura è originale
mentre quella del dosso è stata sostituita con
tessuto similare. Undici bottoni (tre mancanti)
rivestiti con argento filato si agganciano alle
rispettive asole eseguite a punto occhiello. In
questo decennio, per l’habit, per il gilet e a
volte anche per la culotte si adoperò lo stesso
tessuto che, se damascato con vistosi motivi,
difficilmente si arricchì di altri decori. Questo
gilet ne è un esempio. I grandi “ramage”
tipicizzarono le tessiture messinesi e catanesi.
In quegli anni le due città dello stretto erano
molto attive nella produzione serica che a volte
superò, il prodotto di importazione in qualità e
decori. Solo per i velluti si preferirono sempre
quelli francesi in quanto essendo “controtagliati”
rispondevano meglio alle mode correnti e al gusto
dell’esigente aristocrazia isolana. Il capo è
stato ritrovato dagli eredi della nobile famiglia
Mazzarino di Palermo in una cassa contenente abiti
carnevaleschi e da tableau-vivant. Per questo
motivo si dubitò della sua autenticità, dubbio
fugato però da un più attento esame sulle
cuciture, sui bottoni e soprattutto sul tessuto
confrontato con paramenti sacri coevi di sicura
manifattura messinese. Il taglio del gilet è
tipico dell’epoca e numerosi sono i confronti con
la ritrattistica e con altri esemplari conservati
in raccolte pubbliche e private. |
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1785-1790
Gilet in raso di seta bianca con ricami policromi e
applicazioni di cordoncino nero, nastro di velluto a
contorno e paillettes metalliche dorate. I revers
sono doppiati in parte con seta ricamata e il resto
in tela di lino compreso il dosso. A partire dal
1780 tutto è inglese, ma quando si parla di mode
all’inglese bisogna sempre tenere presente che esse
furono soprattutto riprodotte e interpretate a
Parigi. La moda, nonostante la Rivoluzione e la
caduta dell’”Ancien Régime”,continuò la sua
informazione attraverso le pagine di un giornale
ancora favorevole alla monarchia, ma consigliò i
fruitori di ridurre il lusso e di abolire del tutto
i ricami. Questo gilet rinvenuto a Palermo, ma di
sicura provenienza francese, appartiene agli anni
precedenti il 14 luglio 1789, sempre che non si
tratti di un attardamento delle fogge
pre-rivoluzionarie. L’alto pistagno, gli importanti
revers, la linea diritta dell’orlo inferiore, i
taschini privi di patte e la scarsa lunghezza del
capo, poco al di sotto della linea della vita, sono
tipici dell’epoca. Riferimenti: “Cristina Giorgetti, Moda maschile dal 1600 al 1900 - Firenze 1994, p.27”;
“La Mode en France 1715-1815 –La Bibliotèque des
Arts, Paris 1889, pp.60, 61” ; “Grazietta Butazzi, Il costume in Lombardia – Electa Editrice 1977, pp.116,117”;
“ Maurice Leloir, Dictionnaire du Costume-Paris, pp.174,1 |

1790
Gilet di manifattura francese
realizzato con broccato di seta, oro e argento.
Delicati ricami a ramages ornano le patte e i quarti
anteriori doppiati con seta pura color ecrù.
Paillettes metalliche dorate completano il disegno e
si disseminano su tutta la superficie del tessuto.
Dodici bottoni con supporto rigido e foderati con lo
stesso tessuto e undici asole si trovano sui quarti
anteriori mentre sui posteriori, realizzati in tela
di canapa, sono praticati ventuno occhielli rifiniti
in cotone ecrù. Questo gilet ricalca i moduli
cortesi dell’habit à la française. Il
prezioso tessuto allucciolato e i ricami floreali
avvicinano questo esemplare alle mises
utilizzate a corte. Non tutto cambiò nell’anno 1789.
Nel corso della Rivoluzione Francese emersero una
serie di nuove mode che erano specchio della
situazione politica, ma alcuni abiti tradizionali
vennero usati di nuovo, in seguito, come abiti di
gala. La moda maschile era dominata dalle fogge
inglesi, soprattutto a causa del fatto che la Gran
Bretagna poteva avvalersi di un’industria laniera
molto avanzata, di macchine tessili di ottima
qualità e di tecniche di sartoria che nell’ultimo
secolo avevano fatto passi da gigante. A questi due
diversi primati risalgono espressioni come “Moda
parigina” e “Sartoria londinese”. Questo esemplare è
stato ritrovato a Catania presso una famiglia di
origine francese. E’ appartenuto ad un loro
antenato, dignitario di Corte di Napoleone I. Lo
stato di conservazione dell’oggetto è buono anche se
sono presenti diverse sfilature nel tessuto e
ammanchi di paillettes. Simili, ma con alto pistagno,
sono due esemplari conservati alla Galleria del
Costume di Palazzo Pitti a Firenze. |