|

1775-1800
Marsina (habit de cour à la
française) di manifattura siciliana in velluto cesellato con
taglio delle falde posteriori a redingote. Dalle lacerazioni
della fodera in raso di seta si individuano, rispettivamente
dall’esterno verso l’interno, uno strato di telina grigia di
rinforzo, uno strato di taffettà di seta color vinaccia e uno
strato di telina ecrù. I bottoni sono realizzati nella stessa
stoffa della marsina e ottenuti mediante fasciatura di un
supporto discoidale rigido. Presentano ricami centrali a pansè
contornate da cinque ciuffetti di petali. Il bordo è rifinito
da un giro di filo di seta ecrù a punto obliquo. I ricami,
ancora di gusto naturalistico, riprendono i motivi delle grandi
e piccole inflorescenze alternate a mazzetti di miosotis. Si
stendono sulle mostre, sulle patte, sul collo, attorno allo
spacco posteriore, sui paramani e sono eseguiti in filo di seta
bianco, ecrù, rosa in 4 gradazioni dal pallido all’antico,
azzurro in 3 toni dal pallido al cielo, verde in 2 tonalità dal
pallido ad un tono più scuro, ruggine, giallo oro, grigio
pallido e cinerino. I punti adoperati sono: pittura, raso
cinese, piatto cordoncino, nodini, lanciato ed erba. Le parti
esterne dei piegoni e la soprammettitura dello spacco nonché le
patte e i paramani presentano motivo nastriforme che
originariamente fermava del tulle ecrù di seta. La mostre sono
sfuggenti in basso, ma moderatamente e sul mezzo davanti
presentano sei asole a punto occhiello e sei bottoni che
attualmente non corrispondono nella chiusura. Per la
ricercatezza del tessuto e dei motivi ornamentali l’abito è
presumibilmente appartenuto a nobiluomo di corte, tuttavia, per
la mancanza dell’oro e dell’argento, questa marsina non è
qualificabile tra quelle di gran gala. L’abito trova riscontro
in vari esemplari conservati alla Galleria del Costume di
Palazzo Pitti a Firenze |

1800
Marsina (habit de cour à la
française) in raso di seta color prune doppiata con raso di seta
color avorio. Per tenerla distaccata dalle cosce le falde sono
state imbottite. Si completa con una culotte a patta abbottonata
con bottoni visibili. Questa tipologia ha 2 tasche orizzontali
sovrapposte e crescenti su ciascun lato, si chiude esternamente
e lateralmente all’altezza delle ginocchia con 4 bottoni uguali
a quelli della marsina ma più piccoli di diametro e si completa
con una jarretière ricamata. La cintura, più larga davanti che
dietro, aderisce ai fianchi e per stringere l’apertura
triangolare posteriore c’è una fibbia metallica. Il fondo di
questa culotte, per creare ampiezza, si increspa sulle anche e
si abbottona alla cintura con due grossi bottoni laterali ed uno
piccolo centrale.Altre tipologie di culotte, erano dette in
questo secolo: a petit pont, a braguette, a grand pont à la
bavaroise e a collante. La marsina, che nel ‘700 è l’indumento
maschile più importante, è conosciuta anche sotto i nomi di
velada, giamberga e qualche volta di abito. A Palermo nel 1787,
il costume dei nobili si componeva di giambergone, gilet,
calzoni corti, calze di seta, scarpine con fibbie d’argento o di
oro e pietre preziose incastonate. Questo capo ritrovato in
questa città, non presenta però ricami in oro o argento filato,
quindi non era un habit de cour ma era destinato ad altre
manifestazioni ufficiali. Nel curioso Diploma di ammissione alla
Cotteria delle Chicchere, ossia di uomo elegante, si
raccomandava nel 1775: la marsina sia senza asole, dimodocchè
non possa mai allacciarsi, a riserva delle due più vicine al
collo, in cui inserirete qualche bel garofano che non la ceda in
grandezza a un girasole. Questa marsina, invece, è totalmente
priva di asole e al posto delle due che avrebbero dovuto
trovarsi vicino al collo porta due ganci metallici. I 23
bottoni, realizzati con lo stesso tessuto della marsina e
ricamati con un motivo floreale a pansè sono contornati da un
giro di filo di seta ecrù a punto obliquo e si distribuiscono
sulle mostre, su ciascun paramano, sulle alette delle tasche e
sul dosso ai lati dello spacco. I ricami, eseguiti con sete
policrome, sono di tipo naturalistico e riprendono i motivi
delle grandi e piccole infiorescenze intervallate da frammenti
di nastri stilizzati. Tra i punti di ricamo si individuano: il
punto pittura, il punto raso cinese, il punto piatto, il punto
cordoncino, il punto rete, il punto nodino, il punto lanciato e
il punto erba. Un doppio filo di seta avorio, ricamato a punto
obliquo, borda la marsina ma, l’orlo inferiore è lasciato
volutamente libero per permettere l’allungamento o
l’accorciamento del capo. I ricami, per questo motivo, si
eseguivano prima del taglio, ed infatti si interrompevano
bruscamente alle estremità inferiori delle mostre e nella
pistagna. I riferimenti ad altri esemplari sono numerosi.
Sul catalogo La Mode en France 1715-1815 – De
Louis XV à Napoléon I° - Ediz. La Bibliothèque des Arts,
Paris, a pag. 58 sono riportate due marsine simili della
Collezione dell’Università féminine di Kyôritsu in Giappone.

Particolare |