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1780 ca.
Corsage in taffetas di seta rigata color salmone
bordato con taffetas verde acqua. La doppiatura è in
canapa. Una delle due corte baschine posteriori è
stata sostituita con tessuto di colore similare. Il
corsage, irrigidito da quattro stecche, si chiude
sul mezzo davanti con lacci passanti attraverso
dodici coppie di occhielli celati. Le maniche lunghe,
aderenti e sagomate sono fermate ai polsi da bottoni
in legno rivestito. Sono state riscontrate sui bordi
dei polsini tracce di merletti e questi, assieme
alle bordure, erano gli unici decori. La semplicità
del tessuto a fondo unico, la fodera in ruvida tela
e i decori ridotti all’essenzialità, destinano il
capo ad un uso casalingo. Il ritrovamento è avvenuto
a Palermo ma la provenienza è veneta.
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1830 c.a.
Corsage in seta indiana con piccoli ricami in oro
filato. La chiusura posteriore si avvale di ganci
metallici e di una coulisse nell’ampia scollatura.
La manica, attaccata bassa, è gonfiata dalle
pieghe sciolte del tessuto sia alla pala che al
polsino. Questo è fermato con due bottoni
rivestiti e asole volanti. La particolarità di
questo corsage, staccato dalla jupe non pervenuta,
consiste nell’aver utilizzato un impalpabile
tessuto orientale che alterna fasce lucide e
opache e soprattutto nell’apertura circolare
all’altezza della piega del seno, una volta velato
con chiffon (di questo tessuto sono state
ritrovate minime parti). Alcuni interventi di
restauro integrativo sono stati apportati nella
parte posteriore dove il tessuto mancante è stato
reintegrato con altro similare. Non si conoscono
altri capi custoditi in musei o raccolte private
che possano accostarsi alla modellistica di questo
oggetto che nel suo insieme ha tutte le
caratteristiche peculiari del gusto Biedermeier.
Il capo è stato rinvenuto a Palermo. |
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1850
Corsage giovanile in taffettà di seta color lilla.
Lo sprono è definito da un volant e da una bordura
di raso di seta di colore più chiaro,
l’abbottonatura centrale è ottenuta con 12 ganci
interni mentre i sei bottoni rivestiti esterni
hanno solo funzione decorativa. Un piccolo
merletto, montato su mussola contorna il collo.
L’interno è sorretto da sei mezze stecche e la
fodera di colore beige è in rasatello di cotone.La
particolarità del capo è nella manica: stretta
alla pala, si allarga a campana lasciando
presupporre l’uso di una camicia sottostante
aderente al braccio. Questa tipologia di manica
decorata anch’essa con una perfilatura in raso e
l’applicazione di un fiocco, sotto Napoleone III
furono dette a pagoda. Esse imitavano le maniche
dei giustacuori maschili del periodo di Luigi XIV. |

1870
Bolero di manifattura siciliana in velluto di cotone
color marrone chiaro e serge di lana tipo whipecord
color salvia. Otto bottoni in metallo smaltato a
disegno floreale decorano il finto giacchino. Il
capo presenta un effetto a falso doppio dosso in due
tessuti. Il collo in velluto è sciallato. Le maniche
sono leggermente increspate alla pale e con risvolti
ispirati alle divise militari come la decorazione in
soutache che impegna il primo e il secondo colletto,
il dietro e i due mezzi davanti. Il bolero entrò in
auge durante il regno di Napoleone III e fu adottato
da Worth per andare incontro alle origini spagnole
dell’imperatrice Eugenia de Montijo. Anche dopo
Sedan il bolero, entrato come capo lezioso nel
guardaroba delle dame, continuò la sua fortuna, ora
legandosi allo stile orientaleggiante, ora a quello
militaresco, ora fondendosi con lo spenser. |