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Per calzatura
s'intende ogni genere di abbigliamento del piede a cominciare da quella forma primitiva costituita da una
suola per proteggerne la pianta dal diretto contatto col
terreno.
I sandali a legacci, conosciuti dall’antichità, furono
generalmente adottati anche nel Medioevo.
Ancora
oggi, nei Balcani, si portano calzature tipo sandalo,
legate con nastri (opanke), per non parlare delle
ciocie
italiane, usate dai contadini del Lazio meridionale
(Ciociaria), delle Campania e del Molise. Nel
Medioevo si cominciò ad usare una specie di stivaletto
in pelle o feltro, che arrivava fino al polpaccio: i borzacchini.
I tacchi compaiono solo nel secolo XVII, con le
scarpe al malleolo ornate di rosette, linguette e
nastri. In
questa stessa epoca tacchi e suole rosse costituivano un
privilegio dei cortigiani.
Si portavano inoltre grandi stivaloni a tromba, dal
gambale allargato a forma di imbuto, e più tardi
persino di pizzo. Nel
secolo XVIII vennero di moda per le signore scarpette
con tacco appuntito, sostituite nel secolo XIX dallo
stivaletto di altezza variabile.
Oggi si fanno calzature impiegando le più svariate
materie prime (cuoio, pelle, legno, gomma, tela, rafia,
ed anche materiali sintetici).
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